Italia

Criminalità campagne. Accolta richiesta Cia siciliana di costituzione di parte civile

27 ottobre 2008 | T N

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Agrigento, Stefano Mambuto, nel corso dell’udienza del 24 ottobre scorso, ha accolto la richiesta della Cia siciliana di costituirsi parte civile nel processo contro alcuni presunti usurai che si sta celebrando ad Agrigento dopo la denuncia di un imprenditore agricolo di Licata.

“L’ammissione della costituzione di parte civile nel processo di Agrigento costituisce un importante riconoscimento del ruolo delle organizzazioni sociali dell’azione di tutela, di rappresentanza dei propri associati oggetto di odiosi reati come intimidazioni, usura, racket”, dichiara il presidente della Cia siciliana, Carmelo Gurrieri. Che continua: “La decisone del Gup riconosce alla Cia l’azione svolta in questi anni di contrasto, di denuncia e di lotta alle diverse forme con cui la criminalità comune e organizzata vessa in tutta la Sicilia la libertà degli agricoltori e delle loro imprese”.

Con la costituzione di parte civile in questo processo la Cia siciliana ha voluto rimarcare una scelta di coerenza con la linea politica dell’organizzazione professionale che si è sempre schierata contro la malavita e la criminalità organizzata che vessa gli imprenditori agricoli e limita ogni possibilità di sviluppo del sistema agricolo isolano.

“Con questa iniziativa -ricorda Gurrieri- dopo avere più volte denunciato la gravità dei fenomeni criminali purtroppo frequenti, ma eccessivamente sottovalutati, l’organizzazione intende essere a fianco dei propri associati e sostenere chi ha scelto la strada della denuncia e della collaborazione con le forze dell’ordine”.

La celebrazione di questo processo ha un valore importante: da una parte si rompe il muro del silenzio e della paura degli imprenditori agricoli, che più di altri vivono in solitudine il dramma del racket e dell’usura, dall’altra è la chiara dimostrazione del fatto che le imprese agricole sono esposte a rischi di criminalità diffusa e spesso più subdola nei mezzi e nelle espressioni di quanto non accada alle imprese di altri settori.

Racket, estorsioni, usura, abigeato, macellazioni clandestine, sofisticazione, riciclaggio di capitali illeciti mediante reinvestimento in attività agricole, gestione delle risorse idriche, controllo del lavoro degli immigrati clandestini, sono, infatti, le molteplici attività che la mafia svolge nel settore agricolo e nella filiera agro-alimentare.

Oggi tutto ciò emerge con maggiore chiarezza grazie alle coraggiose denunce degli agricoltori e degli amministratori delle coop agricole che con determinazione hanno deciso di non abbassare la testa, di denunciare e di collaborare con le forze dell’ordine. La Cia condivide pienamente l’operato della magistratura e della autorità inquirenti, ma sollecita una maggiore attenzione alle attività che la mafia mette in atto nelle campagne e continuerà nel contrasto alle attività criminali nelle aree rurali e nel proprio impegno affinché il fenomeno emerga nella sua reale consistenza.



Fonte: Cia