Economia

Ecco l’olio nuovo a Ragusa e Foggia: il prezzo dell’extravergine italiano rimbalza

Ecco l’olio nuovo a Ragusa e Foggia: il prezzo dell’extravergine italiano rimbalza

Le prime quotazioni di olio extravergine di oliva di nuova produzione in Puglia quotate 4,65 euro/kg, mentre il prezzo dell’olio vecchio resta intorno ai 4 euro/kg. In Spagna ancora lieve discesa dell’olio extravergine di oliva a 3,15 euro/kg, mentre stabili risultano vergine e lampante

20 ottobre 2026 | 15:00 | T N

E’ un periodo di passaggio tra la vecchia produzione di olio di oliva e quella nuova. I listini, quindi, rischiano di confondersi. E’ bene invece fare chiarezza, per capire anche trend e dinamiche sulla prossima campagna olearia.

Partiamo dunque dalle buone notizie: il prezzo della nuova produzione disponibile in Sicilia e in Puglia è in salita rispetto alle quotazioni in discesa libera delle ultime settimane.

Secondo Ismea Mercati il prezzo dell’olio extravergine di oliva novello a Foggia è 4,65 euro/kg (+16,3%) e a Ragusa è 12,5 euro/kg (+8,7%). Si conferma quindi l’apprezzamento per la primizia dell’olio nuovo. Resta il dato di un prezzo di partenza dell’olio nuovo troppo basso in Puglia mentre sui valori dello scorso anno in Sicilia.

Nel mentre le quotazioni ufficiali dell’olio extravergine di vecchia produzione continuano a calare a 4 euro/kg a Taranto, Brindisi e Lecce secondo Ismea Mercati al 15 ottobre.

Intanto alla Camera di Commercio di Bari si segnalano quotazioni in discesa di 20 centesimi sull’olio extravergine vecchio a 4,25 euro/kg (4-4,5 euro/kg). Usciti dal mercato, in attesa della prossima produzione, gli oli a denominazione e il biologico.

 

In Spagna continua il calo dell’olio extravergine di oliva, sceso a 3,14 euro/kg secondo PoolRed al 20 ottobre con la punta minima sotto i 3 euro/kg.

Si stabilizza invece a 3 euro/kg il prezzo dell’olio vergine di oliva con il lampante a 2,88 euro/kg.

Si tratta quindi di differenziali di prezzo tra le varie categorie merceologiche intorno a 10 centesimi, il che indica una stabilizzazione del mercato intorno a questi valori ma anche una tendenza a rivivere l’epoca dell’olio come commodity, quando le differenze tra le categorie erano praticamente annullate.

A creare un clima di incertezza in Spagna, a fronte di giacenze per sole 356 mila tonnellate, non sono solo le previsioni di produzione che al momento rimangono stabilmente inchiodate a 1,6 milioni di tonnellate, nonostante qualche perplessità del sistema agricolo, ma soprattutto l’incertezza sul possibile utilizzo da parte del governo dello strumento dell’ammasso privato prima che il prezzo dell’extravergine cada stabilmente sotto la soglia psicologica dei 3 euro/kg. Si tratta di un livello di prezzo per cui non solo gli oliveti tradizionali (costo di produzione di 5 euro/kg) ma neanche i superintensivi irrigui (costo di produzione di 3,08 euro/kg) potrebbero avere un margine di guadagno accettabile.

Da segnalare che in Spagna le posizioni tra industria e settore agricolo ormai divergono stabilmente, con i primi che vogliono prezzi bassi e aiuti al commercio mentre i secondi reclamano quotazioni più in linea con i costi di produzione e aiuti compensativi agli olivicoltori. Negli ultimi due anni la disputa è sempre stata vinta dal comparto industriale che, nonostante una campagna olearia non eccezionale nel 2025/26 e scorte ai minimi, ha posizionato l’extravergine iberico a un livello più basso del tunisino.

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